Chi sono i bambini WI-FI

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Chi sono i bambini WI-FI

In questi ultimi tempi è molto comune parlare di bambini autistici o di bambini indaco, cristallo e altri minerali… Va tutto bene, i titoli sono solo metafore usate per spiegare con parole vecchie ogni cosa che sembra nuova.

La ricerca per aiutare genitori ed educatori a gestire questi nuovi umani è continua. La perplessità è: perché qualcosa di diverso debba essere visto come una anomalia o malattia? Non potrebbe essere che i nostri adorabili discendenti stiano passando attraverso un’evoluzione cognitiva ancora nella sua forma iniziale?

Possiamo pensare all’essere umano come ad una specie biologica in evoluzione, ogni tanto, per calmarci un po’ l’ansia di controllare l’incontrollabile. Prima di arrivare alla sua forma o stato più evoluto è prevedibile e probabile che anche l’essere umano sia soggetto a degli aggiustamenti nel sistema.

Ma che cosa si sta aggiustando?

Penso si stiano aggiustando le teste, e di conseguenza, l’educazione non potrà restare fuori di un processo evolutivo. Per educazione comprendo non solo quella scolastica, ma anche quella familiare.
È inutile cercare di guarire la perfezione perché i suoi mutamenti non rappresentano sempre malattia. Abbiamo paura e vogliamo controllare tutto ciò che non conosciamo.

Ovviamente i genitori sognano figli perfetti, gestibili e vincenti. In realtà amano le loro creature a prescindere di come esse siano. Non può esistere un essere umano che non sia perfetto per la sua esperienza. La perfezione sta nel fatto che per amore a questi umani, ci sia in tutto il mondo un esercito di genitori, educatori, medici, psicologi e ricercatori che non si stancano di cercare nuove vie di comunicazione e nuove soluzioni.

L’esistenza di questi bambini porta il mondo ad evolvere la sua tecnologia didattica e l’approccio scientifico.

Se i nostri figli o allievi sono “particolari”, rappresentano comunque il risultato di una generazione anteriore alla sua. Rappresentano ciò che noi stiamo creando. Ecco perché prima di cercare di guarire, lavorare o studiare i nostri figli/allievi, ci serve guarire, studiare e lavorare su di noi.

È una equazione precisa. Provare colpa, paura o rabbia ci farà solo trasmettere a loro la nostra impotenza, il rifiuto e la mancanza d’amore per ciò che abbiamo riprodotto. Amare noi stessi insegnerà loro ad amare se stessi.

Se abbiamo dei figli, che entrano in questo quadro evolutivo, significa che siamo stati scelti “dai geni” e siamo certamente capaci di affrontare tutto ciò. Se è così, ci serve sapere che dentro di noi ci sono le risorse che servono per contribuire all’evoluzione della specie umana e dobbiamo credere in questo processo.

Non essere felice sarebbe un’offesa nei loro confronto.

È importante cercare aiuto, studiare, conoscere… ma serve anche guardare dentro per osservare che l’unica cosa che stiamo affrontando è la nostra esistenza. La nostra vita non deve fermarsi o girare solo attorno al ruolo di genitori o educatori. Se siamo forti, felici e centrati aiuteremo i nostri piccoli ad inserirsi in un mondo che è minore rispetto la loro percezione. È come una missione che deve essere eseguita e per la quale dobbiamo essere forti.

Molti di questi prototipi di piccoli umani, restano collegati alla sorgente dalla quale sono arrivati. Non entrano completamente nella identità dell’ego, rimanendo in totale contatto con l’intelligenza, o con la sorgente. Questo contatto aperto con l’origine genera in loro la visione o la sensazione di non appartenere a questo mondo.

Non comunicano in modo lineare, è come se la “loro radio” captasse soltanto un altro tipo di onde di comunicazione. È come se loro fossero rimasti connessi al server agendo come antenne wi-fi, passando i segnali a noi, semplici umani. Siamo tutti esseri perfetti, in condizioni perfette, non del tutto uguali.
Forse ci vorranno sempre di più bambini wi-fi, per condurre la specie umana ad una inevitabile mutazione che la porterà al suo vero stato di normalità: lo stato intelligente. Ci sarà in futuro un altro modo di comunicare, pensare e usare il cervello.

Ovviamente nel tempo storico ancora primitivo in cui ci troviamo non è del tutto chiaro a noi genitori, medici, educatori e psicologi che questo processo sia solo una forma evolutiva per le prossime generazioni. Tendiamo ad agire comparando tutto ciò a quanto già sappiamo. Abbiamo difficoltà nell’aprirci a ciò che ci serve ancora scoprire. Per questo è importante ricercare a livello scientifico, libero da paure e ideologie, per poter comprendere ciò che non è comparabile.

La necessità di comparare ogni cosa con qualcosa di già esistente preclude la possibilità di comprendere qualcosa di nuovo.

La mente del bambino neonato è come una bottiglia lasciata sulla riva del mare. L’intelligenza, che può essere comparata all’acqua del mare entra ed esce da questa. L’acqua che è dentro non è separata da quella fuori. Con il tempo e la crescita, si forma il tappo, che interrompe questo flusso continuo. Nella nostra metafora il tappo rappresenta l’aumento o l’inserimento graduale dell’identità, del nome e di conseguenza dell’ego. La distorsione o separazione generata dal tappo è inevitabile ed è perfetta.

Avviene con la crescita, l’educazione, con il linguaggio, i condizionamenti culturali, religiosi e tradizionali che creano un’illusoria separazione dalla la fonte. Alcuni bambini però, non chiudono il tappo. Rimangono in comunicazione con un’altra dimensione dell’intelligenza (l’acqua grande del mare), presentando un processo di sviluppo diverso. Chiamare questa condizione malattia, forse non è del tutto corretto. Sarebbe più corretto vederla come una caratteristica evolutiva.

Ovviamente esistono gli “aggiusti genetici”, dove la nostra conoscenza non può intervenire per aiutare. Se non possiamo intervenire, possiamo comunque amare. Mi piace pensare ai bambini Wi-fi come parte di un processo collettivo che porta ad evolvere l’educazione, la comunicazione e la tecnologia didattico/pedagogica. Lasciamo che si compia l’evoluzione anche su di noi, adulti, amando ciò che siamo e come siamo. Liberi da colpe, paure e rabbia contribuiremo ad una visione della vita al di là delle sue apparenti sfumature di dolore.

Il dolore dei genitori ed educatori è dovuto all’impotenza di non poter cambiare la situazione. Ma loro la stanno cambiando se iniziano ad amarla e conoscerla.

Luciane Arboitte Dos Santos

1 Comment

  1. Alberto ha detto:

    Grazie per essere una balena! 🙂

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